La Puglia racconta: intervista all’illustratrice Raffaella Di Vaio

Nuovo appuntamento, nuova intervista in collaborazione con La Puglia racconta. Ospite del mio salotto formicaio, Raffaella Di Vaio che da Faenza ci racconta un po’ di se e del suo lavoro a 360° nel mondo dell’arte. Autrice prolifica di albi illustrati e creatrice di tante altre meraviglie, lei nel mondo bambino è per davvero immersa, piena di energia e passione.

Benvenuta nel Formicaio, Raffaella! Sono molto lieta di accoglierti nel mio salotto-formicaio, è la prima volta che ospito una illustratrice che è anche una lettrice volontaria e questo mi rende ovviamente felice! 

Grazie a te, Francesca, per l’ospitalità.

Fai parte di quella cerchia di illustratori soci non pugliesi, mi incuriosisce molto conoscere come e quando è nato il legame con l’associazione e cosa significa per te farne parte? Raccontaci! 

Quando mi sono iscritta a FB sono entrata in contatto con illustratori di cui ammiro il lavoro. Una di questi è Daniela Giarratana, che ha uno stile che mi piace molto; quando ho letto che si era stata costituita un’Associazione e c’era la possibilità di farne parte, ho inviato la candidatura (nonostante la distanza), per conoscere meglio il lavoro dei talenti soci dell’illustrazione e partecipare alle sue interessanti iniziative.

Il tuo percorso artistico è lungo e ricco di esperienze: sei una illustratrice, una grafica pubblicitaria, un’esperta di teatro di figura, una docente, ti occupi di arredamento, cucito creativo e piccola falegnameria. L’arte accompagna i tuoi passi da sempre: come hai costruito questo poliedrico percorso e la tua identità? 

Sono curiosa per natura, mi piace avventurarmi in esperienze artistiche sempre nuove e diverse, trovare soluzioni creative innovative. Sono una “ecletticanticonformista” alla ricerca continua.

Anche nel tuo lavoro da illustratrice ti approcci e ti avvali di svariate tecniche e materiali: dipingi su legno, su tela, utilizzi l’acrilico, la grafite, gli acquerelli. Come si è sviluppata, negli anni, la tua ricerca artistica e come prediligi lavorare?

La sperimentazione e la ricerca partono da uno studio intenso della storia dell’arte, dalla quale mi sono sentita attratta fino da bambina, e dalla possibilità di visitare mostre e musei, non solo dedicati a grandi artisti, ma anche di artisti del territorio in cui mi trovo per vacanza o altro.
La ricerca artistica si muove continuamente, in un’esplorazione di cui non vedo la fine.
Non ho preferenze di tecnica, il tutto dipende da cosa devo realizzare e da quale mi sembra il supporto e il media più adatto alla realizzazione. Poi magari mi accorgo che quello che ho fatto non mi soddisfa, e allora ricomincio da capo.

Non solo illustrazione e grafica, ma anche teatro di figura. Nel 2019 hai fondato “Il teatro delle formiche”: beh, sei in un salotto formicaio, quale posto migliore per raccontarci di questo progetto? 

Qualche anno fa ho seguito un Master di Alta Formazione in Teatro di Figura, dove ho conosciuto la mia “socia”. Terminato il Master abbiamo fondato la nostra compagnia. Abbiamo costruito in autonomia la baracca, i burattini, i pupazzi e gli oggetti di scena e scriviamo da noi la drammaturgia e le storie da rappresentare. Un amico è il nostro tecnico audio. Ci chiamiamo “Il Teatro delle Formiche” perché siamo operose come formiche e per muovere i nostri burattini, oggetti e pupazzi quando siamo in scena, ci farebbe comodo avere due braccia in più a testa!

Il mondo dell’infanzia  è parte integrante del tuo mondo. Oltre ad essere un’autrice di albi illustrati per l’infanzia, collabori come atelierista nelle scuole d’infanzia. Cosa ti ha condotto ad esplorare questo territorio, tanto stimolante quanto impegnativo? Lavorare per e con i bambini, coltivare un pubblico di lettori bambini,  è un’esperienza meravigliosa che comporta grandi responsabilità. 

Sono affascinata dal mondo dei bambini e per me personalmente è importante non perdere mai il legame col mio bambino interiore, quindi lavorare con loro è fonte di grande energia. La mia collaborazione come atelierista risale alla fine del secolo scorso! Mi contattò un pedagogista che aveva visto alcuni miei lavori e mi invitò a proporre laboratori creativi da svolgere in alcune scuole materne della provincia di Ravenna. Presentai i miei progetti e iniziò così la mia avventura tra i “treenni”.  Dai bambini di tre anni poi sono passata anche alle altre classi, ai Nidi, alla Primaria e alle Scuole Medie, e ogni volta è sempre una nuova scoperta.

Sono particolarmente felice di averti qui anche perché sei una lettrice volontaria e organizzi laboratori per bambine e famiglie che ruotano attorno alla figura del libro e alla promozione della lettura. Chi bazzica nel formicaio, sa quanto per me sia fondamentale incoraggiare e educare alla lettura e all’ascolto. Leggere a voce alta è come spalancare una finestra su mille mondi possibili e in questi perdersi e crescere. Raccontaci la tua esperienza come lettrice e perché questa è vera missione. 

Il libro è un posto magico in cui abitare, la lettura condivisa avvicina e crea quel legame speciale tra genitori e bambini che è del tutto simile alle coccole.
Sono una lettrice volontaria del programma Nati per Leggere.
Quando nelle scuole mi invitano a leggere i miei libri alle classi, i bambini sono bravissimi. Restano in silenzio, attenti, alcuni a bocca spalancata, fino alla fine della lettura. E alla fine della lettura, mostro loro le tavole illustrate originali che ho creato per il libro e racconto in che modo le ho realizzate.
La lettura ad alta voce crea davvero una magia, un tempo sospeso, un viaggio inaspettato, un’avventura a cui non puoi rinunciare. Ad ogni età.

Qual è stato finora il progetto o il momento della tua carriera che ti ha reso più orgogliosa?

In realtà tutti i progetti a cui partecipo mi rendono orgogliosa, perché cerco sempre di dare il massimo. Il più recente è un laboratorio di Street Art realizzato per e con studenti con disabilità di una scuola superiore: abbiamo realizzato dipinti di grandi dimensioni ispirandoci a grandi esponenti della pittura contemporanea come Keith Haring, Jean-Michel Basquiat e Banksy. I ragazzi, fortemente motivati, hanno superato loro stessi e hanno creato come veri writers, opere colorate e di grande impatto visivo ed emozionale.

Dona al formicaio: un albo illustrato del cuore (dai, puoi darmi anche più di un titolo!), un colore, un artista che ha influenzato il tuo lavoro, un burattino. 

Un albo illustrato: “Fate” di Brian Froud e Alan Lee (editore Rizzoli).
Colori: azzurro e verde.
Illustrazione: Beatrix Potter, Jill Barklem.
Artisti: i miniaturisti medievali per la sintesi narrativa; Albrecht Dürer per la minuziosità dei particolari; i Fauves, per l’uso del colore. Anche se in realtà amo tutta la storia dell’Arte! Burattino: il mio preferito è lo scheletro, che nei nostri spettacoli dovrebbe impaurire gli altri burattini e gli spettatori, ma che in realtà è poco scaltro e piuttosto impacciato e viene sempre gabbato e cacciato in malo modo.

Ti saluto chiedendoti di farci curiosare nei tuoi progetti in corso e in quelli futuri. Ma anche di svelarci uno dei tuoi più grandi desideri.

Progetti in corso: sto lavorando alle illustrazioni di quattro nuovi libri.
Progetti futuri… Il futuro non riesco a prevederlo, mi accontento del caotico presente tra carta, colori e scadenze da rispettare.
Uno dei miei più grandi desideri? Dopo il un viaggio che ho fatto nei luoghi di Jill Barklem, vorrei visitare il Lake District nei territori di Beatrix Potter.

(Posso venire anch’io? :-D)
Questa la dolcissima illustrazione che Raffaella ha donato al formicaio. Siamo proprio noi!

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