La Puglia racconta: intervista all’illustratrice Monica Rizzi

Prosegue l’appuntamento con le interviste nel formicaio in collaborazione con La Puglia racconta e questo mese sono molto felice di ospitare l’illustratrice Monica Rizzi.

Monica nata e cresciuta in provincia di Bari, classe ’90, una laurea all’Accademia delle belle arti e una tesi sperimentale incentrata sullo studio dei livre de peintre, una passione per l’antica tecnica dell’incisione calcografica e l’arte digitale. Ha collaborato come illustratrice per vari progetti di grafica 2D e per la campagna Ferrero bolt.

L’arte di Monica e ciò che lei mi ha raccontato di sé,  ha da subito scaldato il mio cuore. La immagino, piccina, nella calda luce casalinga in un pomeriggio invernale, il capo chino tra fogli, matite e colori. Immersa nel suo mondo di carta, con l’aria sognante e divertita ad inventare storie e mondi. Le sue tavole ci restituiscono l’amore per le piccole cose, la cura per i dettagli, il valore della famiglia e dei legami, il conforto delle nostre case, la fantasia sconfinata e colorata dell’infanzia. Nelle sue illustrazioni ritroviamo la sua visione della vita, attenta e grata nei confronti di quel lato giocoso e fanciullesco che tutti dovremmo custodire e ritroviamo pezzetti della nostra infanzia, di quella dei nostri figli o nipoti. L’arte di Monica ci accoglie come un abbraccio.

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Monica, benvenuta nel mio Formicaio! La prima domanda è di rito: il tuo rapporto con l’associazione de La Puglia racconta, com’è nato e che ruolo ha giocato e gioca nella tua vita professionale.

Per rispondere a questa domanda dovrei tornare indietro di almeno cinque anni. All’epoca frequentavo l’Accademia di Belle Arti di Bari e fu una mia compagna di studi a farmi conoscere La Puglia Racconta.  Mi avvicinavo all’illustrazione in punta di piedi perché vedevo quel mondo troppo lontano dalla realtà che mi circondava e non mi sentivo all’altezza di entrarci a far parte. Contattai Daniela Giarratana (presidente dell’associazione) che, nonostante la mia titubanza, mi accolse nell’Associazione nel migliore dei modi. Nonostante io fossi una dilettante non mi sono mai sentita un pesce fuor d’acqua,  grazie all’atmosfera che si respira all’interno dell’associazione dove le differenze tra chi è alle prime armi e chi ha già pubblicato sono pressoché labili. Tutti, indipendentemente dai riconoscimenti professionali, hanno qualcosa da condividere con gli altri ed è questo clima di condivisione che credo abbia favorito la mia crescita. Ho imparato davvero molto dai loro consigli e proprio grazie ai loro incoraggiamenti e al loro sostegno che ho iniziato a credere nella mia visione illustrata del mondo riconoscendole un ruolo più concreto nella mia vita.

Danza Autunnale

 

L’amore per l’illustrazione sembra abbia radici nella tua infanzia ,quando a farti compagnia erano i tuoi buffi personaggi di carta. Chi o cosa ha contribuito in maniera significativa a far crescere questo amore e a farlo poi germogliare?

Se dovessi dire cosa lo ha fatto nascere credo sia stata la noia. All’epoca non capivo quanto fosse importante quel tempo vuoto. Adesso invece credo che se non ci fossero stati quei momenti di pausa non avrei mai potuto scoprire quei personaggi di carta che sono entrati a far parte della mia vita colorandola. Oggi ci preoccupiamo che i nostri figli non si annoino mai, li teniamo costantemente occupati, ma credo che un po’ di noia non faccia male, anzi è grazie ad essa che possiamo fare forza sulla nostra creatività e fantasia per esplorare noi stessi. Se non mi fossi annoiata probabilmente non avrei mai scoperto che disegnare era ciò che amavo fare di più al mondo.

Giocando agli ALIENI

Attraverso la tua arte entriamo in un mondo fatto di storie e personaggi, di case e legami, di coccole e intimità, ritrovo il piacere di scoprire e godersi i piccoli e preziosi doni del quotidiano. Per te, la tua arte e ciò che attraverso essa esprimi è un rifugio, un’ode o un invito?

Credo un po’ tutte e tre le cose. All’inizio per me disegnare era un modo per viaggiare seppure chiusa tra quattro mura domestiche. Poi i miei disegni sono cresciuti e sono cambiati proprio come sono cresciuta e cambiata io. Così è maturata l’idea che gli stessi potessero essere di aiuto e fonte di riflessione anche per altre persone un po’ come lo sono stati per me. E un bel giorno le mie immagini si sono aperte al mondo usando un linguaggio semplice e quotidiano fatto di piccoli ma grandi gesti. Sono fortunata, la vita mi ha regalato tanti momenti di felicità, una felicità fatta di piccole cose. Il mio bagaglio di esperienze si è arricchito, grazie alla mia famiglia, ai miei amici e alle persone che hanno camminato al mio fianco, di amore e di buoni valori. Valori come l’amicizia, il perdono e la gentilezza di un gesto vengono troppo spesso sottovalutati e forse è proprio per questo motivo che le mie illustrazioni possono essere viste come un invito e un’ode a quel linguaggio universale che è l’amore.

CAPPUCCETTO ROSSO E IL LUPO RGB

 

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Come nasce una tua illustrazione? prende ancora vita a partire semplicemente da una matita e da un foglio, come quando eri bambina?

Nel mio caso le illustrazioni prendono forma nei miei sogni. So che può suonare strano, ma è la verità. Alcune delle mie illustrazioni si disegnano nella mia mente prima ancora che su carta o su monitor. Mentre dormo immagino le scene e i personaggi e può capitare che mi svegli nel bel mezzo della notte per appuntarmi qualche dettaglio o per abbozzarle prima di dimenticarle, e così corro ai ripari utilizzando qualsiasi strumento a mia disposizione, che sia un foglio o il mio iPad. Altre volte mi rimangono impresse fino al mattino e così posso svilupparle con più calma magari aiutata da una buona tazza di caffè. Nella maggior parte dei casi a un primo disegno a matita segue quasi sempre una rielaborazione in digitale. Indipendentemente da questo, credo che lo strumento più importante per un artista non sia la matita, il foglio, il computer, la tavoletta grafica o il mouse ma la fantasia.

PETER PAN E I BIMBI SPERDUTI RGB

 

 

Il frutto della tua tesi di laurea è un lavoro nato a quattro mani con tua sorella, una raccolta di filastrocche illustrata attraverso l’antica tecnica della calcografia e poi rilegata a mano. Un lavoro certosino e minuzioso, “artigianale”. Come è nata questa collaborazione e perché la scelta di questa tecnica?

Tutto accadde come una di quelle cose che si dicono tanto per gioco. Quello che poteva sembrare un semplice passatempo per me e mia sorella, si fece speciale. Ci rendemmo conto che, seppure paradossalmente le nostre vite e le nostre scelte di studio e lavoro ci avessero condotto su strade apparentemente diverse, proprio per quella diversità più interessante e sorprendente si sarebbe dimostrato quello che avremmo potuto raccontare insieme. Lei con la passione per i colori e la poesia, sognava di diventare un’artista, poi divenuta maestra di sostegno. Io con la passione per la scrittura e il disegno, che sognavo di diventare maestra e alla fine mi sono ritrovata a sguazzare tra tele, colori e matite. Fu a quel punto che nacque la nostra idea: creare qualcosa insieme. Qualcosa che con le sue parole e i miei disegni avrebbe potuto raccontare il mondo con i nostri occhi. Così è nato Sul filo della rima. Quello che volevamo fare era creare un filo di comunicazione che non avesse età, che potesse aiutare gli adulti e i bambini a dialogare tra loro. La mia scelta di adottare le antiche tecniche calcografiche nella riproduzione delle immagini è stata determinata, in un primo momento, dalla volontà di riportare a memoria una delle prime funzioni per cui l’incisione è nata e ha avuto scopo e fama nell’arco della storia dimostrando il suo legame con il mondo dell’illustrazione e del libro, legame spesso dimenticato. Inoltre perché questa tecnica mi permetteva di elevare l’oggetto libro oltre la sua produzione seriale, rendendolo un manufatto per certi aspetti non solo artigianale, ma anche unico e originale. Infine, ho sempre amato le tecniche calcografiche perché permettono di vivere il momento della creazione come una continua scoperta, infatti prima di stampare la sua matrice neanche l’artista è certo del risultato che otterrà. L’ho sempre trovato affascinante.

Sei una giovane artista e l’arte è una tua compagna di vita, quali sono stati finora i maggiori ostacoli incontrati nel tuo percorso di formazione? C’è qualcosa o qualche scelta che avresti voluto cambiare?

Uno dei maggiori ostacoli credo sia stato non aver avuto modo di approfondire lo studio dell’illustrazione durante i miei anni in Accademia, dove erano rari i professori che riconoscevano alla stessa un ruolo di rispetto nell’arte. Per quanto riguarda la mia formazione forse mi pento di non aver creduto nei miei sogni tanto da trovare la forza di abbandonare il nido.

I musicanti di Brema

Regalaci il titolo di un libro, il nome di un artista, il tuo colore preferito.

Fantasia di Bruno Munari;
Jimmy Liao (Ho trovato particolarmente interessante e formativa la vicenda di questo artista e illustratore taiwanese nato come incisore);                                                                   Il Bianco (della luce che custodisce tutti i colori o come il foglio nel quale si nasconde un infinito ventaglio di possibilità).

 

Qui nel Formicaio, io e le Formichine siamo divoratrici appassionate di albi illustrati. Rientra nei tuoi sogni realizzarne uno? E quali sono i tuoi progetti futuri?

Beh, certo ,mi piacerebbe tantissimo vedere pubblicate le mie illustrazioni, è un sogno che custodisco da tempo nel mio cassetto, ma se anche non mi capitasse questa occasione penso che continuerei a disegnare e a far girare le mie illustrazioni sui social per il semplice piacere di condividere il mio amore per il disegno e per quei valori semplici che hanno arricchito la mia vita.

 

E questa è la formichina che ha donato al Formicaio. Noi la amiamo alla follia!

 

Apettando la primavera, una formichina dorme2.

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