La Puglia racconta: intervista all’illustratrice Nadia Gelsomina

Ritornano le interviste agli illustratori de La Puglia racconta

Questo mese sono felice di  ospitare nel formicaio l’illustratrice Nadia Gelsomina

Ci ha raccontato un pezzetto di sé, delle sue radici, della sua infanzia, di quanto i colori siano sempre stati tra le sue dita; è stato bello leggere dei suoi nonni, dell’amore per il cinema italiano, per la musica, per quel clown così buffo e triste dal quale ha preso il suo tenero nome d’artista. C’è l’umanità fragile e intensa nelle sue opere, occhi che ti penetrano, storie da raccontare, da ritrovare.

Buona lettura!

Per gustarvi meglio l’intervista, ascoltate Carlotta’s galop

Benvenuta nel mio piccolo formicaio, Nadia. La prima e consueta domanda di questa rubrica riguarda la tua connessione con La Puglia racconta: com’è nata e quanto è importante per te collaborare con altri artisti.

Sono entrata a far parte della Puglia Racconta due anni fa e collaborare con loro è come avere tutti i colori a portata di mano, ci si contamina, ci si apprezza e ci si vuol bene. Sono delle belle persone e li ringrazio per avermi scovata nel mucchio, sono nate delle amicizie, che è cosa rara e preziosa.

Raccontaci qual è stata finora la tua “strada” percorsa nel mondo dell’arte. Come nasce Nadia artista?

Che è un po’ come dire quando hai cominciato a respirare Nadia? non mi riconosco se non con i colori tra le mani, sono una di quelle bambine che ha realizzato il sogno di ogni compitino da prima elementare che si rispetti, “Cosa vuoi diventare da grande?” “la pittrice, la disegnatrice e l’artista”; ora, come io abbia raggiunto quella consapevolezza non lo so, ma lo sapevo già, da sempre. Ho frequentato le medie e ho disegnato, poi il liceo linguistico e ho disegnato, poi Giurisprudenza e ho disegnato, poi l’accademia di belle arti e ho dipinto e disegnato, poi otto anni come grafica e ho disegnato un po’ meno, poi il fallimento e io ho afferrato penne, uniposca e pennelli e mi son dipinta di nuovo. che cosa vuoi diventare da grande Nadia? tutto quello che sono già.

IMG_1640

Curiosando tra i tuoi pensieri, ho letto che il nome “Gelsomina”, è una scelta, è il tuo abito perfetto. Quando e perché sei diventata Gelsomina?

Quando su un cuscino verde con le gambe incrociate avevo tra le mani i vinili e i film di Fellini che guardavo con i nonni. Gelsomina è l’unico clown che ho amato fino a farmi squarciare il cuore ad ogni suo sguardo triste. Ho deciso di prendere in prestito questo nome non molto tempo fa, perché bisogna portarseli stretti i ricordi, le radici sono chi sei, e io un po’ sono Gelsomina, un clown buffo e caparbio, con il naso rosso, la bombetta e la mia immancabile maglia a righe.

Nella tua arte domina la figura umana, autoritratti e ritratti, con un’attenzione alla figura femminile. Figure forti e allo stesso tempo fragili. Come nasce e si sviluppa questa tua ricerca?

A questa domanda io proprio non so dare risposta, a volte penso che sia una specie di catarsi ogni volta che disegno, l’umanità m’interessa, la osservo, le dita, le guance, i nasi, l’essere umano è affascinante, mutevole, dipende dagli umori, dalle luci, dal buio non è mai lo stesso, come allo specchio, un attimo sei una persona e l’attimo dopo potresti essere un altro. Siamo tutti fatti di cristallo, abbiamo crepe e nonostante tutto riusciamo a brillare. Così disegno, perché nel disegno ci sono io e poi chi osservo, si ferma il tempo.

IMG_1638

Da profana, mi perdonerai se azzardo un’osservazione: alcuni dei tuoi ritratti mi hanno ricordato le opere di Egon Schiele. Sono fuori strada? Quali sono stati i tuoi maestri e le tue fonti di ispirazione?

Io amo profondamente Egon Schiele, ma non ho mai capito perché ne sono così influenzata, avrei voluto disegnare come un preraffaellita, o come Alphonse Mucha, invece mi ritrovo a ritracciare i turbamenti dell’animo, che è contorta e tumultuosa e i miei tratti diventano vortici che si aggrovigliano fino a stringersi forte tra le dita e nelle guance; è un complimento che mi fa diventare piccola piccola, è un onore che non credo affatto di meritare.

Le tue illustrazioni sono anche piene di musica e di cinema italiano. Come nasce il tuo amore per Fellini, il circo e i grandi attori del nostro cinema passato?

 La mia infanzia è stata meravigliosa, è tutto lì, ogni volta che perdo la strada io ritrovo me stessa in quei giorni. Ho vissuto con una famiglia straordinaria, devo tutta la mia passione per la musica ad una persona della mia famiglia che è stato il mio punto di riferimento, un musicista e un uomo grandissimo, che mi ha regalato Gino Paoli, Dalla, De Gregori, il banco del mutuo soccorso, i Beatles, gli anni ’70, il prog, a me che ero una bimba buona con i riccioli.
il cinema è mio nonno, è opera sua, con lui, a parte Snoopy, non si guardavano cartoni animati, ma tantissimi film, così  questa passione mi è rimasta appiccicata e non mi lascia più.
Fellini, su tutti. La mia giostra, la passione e la musica.

Progetti in corso, progetti futuri e soprattutto desideri da far sbocciare?

Ne ho tanti, a volte penso siano troppi. Chissà se avrò tutto questo tempo, intanto disegno, lavoro al mio primo libro e mi lascio meravigliare dalla vita.

IMG_1406

E questo l’omaggio di Nadia per il formicaio

IMG_0930

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...