La Puglia racconta: intervista all’illustratore Piero Schirinzi

L’appuntamento con gli illustratori de La Puglia racconta ci porta, questo mese, nell’entroterra salentino, in compagnia del grafico e illustratore Piero Schirinzi.                Una scatola di colori a tempera che i suoi nonni gli donarono per il  suo decimo compleanno e una voglia di imparare e crescere che non l’hanno mai abbandonato. Ha iniziato a lavorare come grafico quando fare grafica significava utilizzare pennelli, compassi e righelli e poi il colpo di fulmine con l’arte digitale quando si è trovato davanti un Macintosh. La sua arte si nutre di fantasia e curiosità e si divide tra grafica, teatro e cinema e io sono molto felice di poter ospitare un po’ della sua arte e della sua esperienza qui nel mio piccolo spazio. Buona lettura!

Benvenuto nel formicaio Piero! Inizio sempre queste interviste chiedendo all’illustratore del mese in che modo è entrato in contatto con “La Puglia racconta”e perché ha deciso di far parte di questa realtà fatta di condivisione e lavoro di squadra. 

Un anno fa non conoscevo ancora l’associazione de La Puglia racconta e d’altra parte mi ritengo un neo illustratore perché solo pochi anni fa mi sono avvicinato al mondo dell’illustrazione. Sono stato invitato a farne parte e ho accettato con molto piacere. Ne sono molto onorato perché credo nella condivisione delle idee, nel gruppo e nella partecipazione attiva.

Fantino

 

Come nasce Piero illustratore? Il mondo dell’illustrazione è sempre stato il tuo unico obiettivo? Raccontaci il tuo percorso artistico.
Sin da piccolo ho avuto sempre la passione per il disegno e, credo, una dote innata. Ricordo, ancora oggi, la mia prima scatola di colori a tempera che i miei nonni mi regalarono per il mio decimo compleanno proprio per spronarmi a coltivare questa mia passione. In seguito,  il mio indirizzo scolastico è stato quello artistico. Ho frequentato il liceo artistico negli anni ’70 e l’ho abbandonato, però, dopo 3 anni per ripiegare  con un semplice diploma di geometra e per guadagnare qualche soldo ho cominciato a lavorare come “disegnatore da tecnigrafo” in uno studio di architettura. Ho compreso ben presto, però, che la professione di geometra non era sicuramente il lavoro che avrei voluto fare nella vita.

Subito dopo il diploma, la passione per il disegno rimaneva sempre viva, così decisi di sfruttare le mie doti cercando lavoro come grafico presso un’agenzia di pubblicità. A quei tempi  fare il grafico voleva dire usare matite, compassi, righelli, pennarelli trasferibili ecc. non esisteva ancora la computer-grafica. Ho lavorato alcuni mesi in questa agenzia dopodiché, acquisite alcune nozioni del mestiere, mi sono proposto di lavorare (anche gratis) in una tipografia, una delle prime, in zona, attrezzata con i primi computer per fare grafica, i “Macintosh”. È nato, così, il mio primo approccio con il digitale,  un amore a prima vista si può dire, ed è così che è iniziato il mio vero lavoro di grafico pubblicitario. Ho lavorato per molti anni in quell’azienda, un’esperienza fondamentale che mi ha formato professionalmente e ha arricchito molto il mio bagaglio tecnico in materia di stampa e di immagine digitale.

Nel 2001 ho deciso di mettermi in proprio come libero professionista e ho aperto un’agenzia di pubblicità.
Aver affinato nel tempo, soprattutto nella computer grafica, una mia personale tecnica nell’arte digitale mi ha poi portato ad essere oggi anche un illustratore. Attività, questa, che porto avanti per la pura passione del disegno e che sento essere diventata parte integrante del mio lavoro.

domatore di farfalle

Nel tuo percorso lavorativo, il tuo estro si destreggia anche tra teatro e cinema: scenografie teatrali e multimediali, corto animati, videoclip, collaborazioni con video maker. In quale dimensione artistica ti senti più a tuo agio?
Le mie esperienze in questi campi sono frutto sempre della mia passione e sono legate ad un unico filo conduttore che è “la creatività”. Sono a mio agio in tutti questi settori, lavoro sempre con lo spirito di curiosità che mi caratterizza e che mi ha fatto scegliere questo mestiere.

NUOTATORE con PESCE ROSSO

Come nasce una tua illustrazione? Da cosa ti lasci ispirare e in che modo prende vita?

Le mie illustrazioni nascono un po’ per caso, spesso sono commissioni di lavoro e quelle che amo di più sono  ispirate da un’immagine che si forma nella mia mente, dal mio inconscio che vuole esprimersi spontaneamente; mi faccio e mi lascio trasportare, parto da un’idea e quando la butto giù comincia a prendere una strada tutta sua. Non ho mai un tema ben preciso da raffigurare e a fine lavoro spesso mi chiedo quale potrebbe essere il titolo, anche se su questo punto sono del parere che le arti visive, in genere, non debbano avere un titolo: le immagini  trasmettono sensazioni ed emozioni diverse da un individuo all’altro e attribuire un titolo diventa fuorviante. Mi incuriosisce e mi diverte molto quando non intitolo i miei lavori e le persone che osservano le mie opere mi raccontano cosa vedono, molto spesso scopro una nuova lettura del mio lavoro.
Ad esempio, tempo fa, un‘insegnante delle scuole primarie di Firenze mi ha chiesto di poter usare le mie illustrazioni per fare un esperimento didattico con i suoi alunni:ha chiesto ad ognuno di loro di reinterpretare, disegnandola, una mia tavola e di raccontare liberamente la storia che secondo loro quell’immagine potesse raffigurare. L’esperimento è stato straordinario e per certi aspetti anche molto toccante, storie che io  non avrei mai lontanamente immaginato.

Omaggio a Bruno Munari

Nelle tue illustrazioni, ritrovo una forte presenza scenica dei soggetti, ognuno di loro custodisce una forte personalità, una luce, un ricordo, un guizzo. Cosa vuoi raccontare attraverso di essi?

Sì è vero, c’è sempre una forte presenza scenica dei miei soggetti, sarà forse l’influenza del teatro o l’uso dell’immagini come forza comunicativa. Credo che tutto ciò derivi dalle mie esperienze lavorative, dalla forza espressiva che cerco di imporre con l’uso delle immagini e che non necessariamente devono comunicare qualcosa ma devono essere solo presenti.
Sicuramente raccontano anche qualcosa di me e del mio bagaglio culturale ma senza mai forzare la mano.

NINNA NANNA BLU

Hai alle spalle 30 di carriera nel mondo della grafica e dell’illustrazione e quindi hai un ricco bagaglio di esperienze: come ti rapporti con chi, invece, è agli esordi e quale consiglio fondamentale ti senti di dare a chi inizia ad affacciarsi in questo mondo?

Il mio approccio al mondo del lavoro è stato un po’ particolare ma, in virtù di questo, oggi il consiglio che sento di poter dare a chi  inizia questa avventura è quello di essere sempre curiosi, di ascoltare se stessi e non compiacere gli altri, di guardare e osservare le cose sempre con gli occhi di un bambino. È la fantasia l’ingrediente necessario per avventurarsi in questo mondo.

Ippodondolo

Domanda di rito finale: progetti in corso o futuri? Qualche sogno nel cassetto che vuoi vedere realizzato?
Non ho mai seguito un sogno ben preciso spesso mi lascio trasportare dagli eventi, cavalco avventure che mi si presentano al momento, non ho mai fatto progetti a lungo termine perché  mi piace essere un po’ fatalista.
Bisogna avere l’ingenuità e l’incoscienza di bambino, perché i bambini non programmano il loro futuro.

Volpe Metà-Fisica

E questo l’omaggio di Piero per il Formicaio

fornica

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