La Puglia racconta: intervista all’illustratrice Samantha Nuzzi

Torna l’appuntamento mensile con le interviste agli illustratori dell’associazione La Puglia racconta e  l’ospite del formicaio, questo mese, è Samantha Nuzzi.

Il suo nome d’arte, Masà, nasce da un tenero errore di pronuncia; classe ’87, graphic designer e illustratrice, affascinata dalla storia della tipografia, inizia ad utilizzare i glifi tipografici “un po’ per pigrizia e un po’ per mancanza di mezzi” e così “Stanlio e Ollio” diventano il  primo progetto dei suoi “ritratti tipografici” e i glifi il suo punto di forza e originalità. Studia e si forma tra Ferrara e Bologna ma è nel posto in cui è cresciuta, Santeramo in colle, che ama vivere, lavorare e far nascere nuove idee.

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Masà, benvenuta nel mio piccolo formicaio. La mia domanda iniziale di rito riguarda la partecipazione e la condivisione della propria arte con La Puglia racconta: come hai conosciuto questa realtà e perché hai deciso di farne parte?

Ho conosciuto questa realtà per caso, presso la libreria di un’amica, durante una delle prime riunioni di quella che all’epoca non era un’associazione ma un gruppo di persone unite da passioni comuni. Ho deciso di farne parte perché ero rientrata da poco da Bologna, volevo condividere le mie esperienze e imparare da altri illustratori. Perciò quando ho conosciuto questo meraviglioso gruppo di persone ho capito che sarebbe nata per me una situazione di stimolo, confronto e condivisione.

Vivi e lavori in Puglia, ma alle spalle hai studi fatti tra Ferrara e Bologna: una laurea in tecnologie della comunicazione e una specializzazione in illustrazione per l’editoria. Un percorso di studi mirato:parlaci del tuo percorso formativo e della scelta di tornare in Puglia. 

Mi sono diplomata come Tecnico grafico pubblicitario. Ho deciso poi di proseguire il percorso iniziato laureandomi in un corso che abbracciava vari ambiti della comunicazione, compreso il cinema. Intanto lavoravo saltuariamente in uno studio grafico, nel quale ho conosciuto il mio mentore, che oltre ad essere un graphic designer, è un’illustratore. Grazie a lui mi sono appassionata al settore e ho deciso di iscrivermi al biennio in Illustrazione per l’editoria. In quei due anni ho conosciuto insegnanti che sono diventati grande fonte di ispirazione e che mi hanno fatto scoprire che l’illustrazione è un’arte narrativa al pari di un testo scritto.
Finita la mia esperienza universitaria sono tornata in Puglia perché il mestiere di illustratrice avrei potuto farlo in qualsiasi posto grazie ad internet ed io volevo lavorare nel posto in cui sono cresciuta. Camminare in questo territorio, vivere nella sua tranquillità mi aiuta spesso a “partorire” le mie nuove idee. Mi piace anche la città ma presa a piccole dosi. Per questo ogni tanto mi concedo un viaggio, mi guardo intorno, osservo nuove realtà e poi ritorno carica di nuove idee e con qualcosa di diverso che spero possa arricchire il mio territorio.

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In quale momento della tua vita sei diventata Masà e hai compreso che questa è la strada che intendi percorrere?

Quando sono tornata, dopo l’Università, sapevo già che quella era la strada che volevo percorrere. Per un periodo mi sono dedicata alla ricerca di uno stile che mi caratterizzasse. E quando lo stavo trovando ho trovato anche il mio nome d’arte, per caso, quando il nipotino di un’amica per sbaglio mi ha chiamata Masantha invece di Samantha. Quell’errore mi è piaciuto a tal punto da decidere di accorciarlo in Masà e usarlo per creare la mia identità di illustratrice.

Leggo che hai iniziato ad approcciarti all’arte attraverso il collage e il carboncino. Come è avvenuto poi il passaggio al digitale? In che modo nasce e si plasma una nuova illustrazione? 

Oltre che a fare illustrazioni lavoro da 10 anni come graphic designer. Spesso quando realizzo manifesti pubblicitari piuttosto che inviti di matrimonio creo illustrazioni per l’occasione. Disegnare illustrazioni a mano è controproducente per un grafico perché impedisce di poter velocemente cambiare degli elementi piuttosto che dei colori in base alle esigenze del cliente. Il passaggio al digitale perciò è stato quasi automatico.
Le mie illustrazioni nascono nella mia testa, poi accendo il computer, apro il foglio bianco del software Adobe Illustrator e inizio a realizzarlo. Quando finisco la base poi mi dedico alla scelta dei colori da utilizzare, solitamente non più di 3. Raramente faccio dei bozzetti su foglio cartaceo prima di realizzare l’illustrazione in digitale.

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Lettere, numeri e simboli sono parte integrante delle tue opere, tanto da esserne il tuo tratto distintivo e originale. Come nasce questo tuo amore per la tipografia e per l’utilizzo dei glifi nelle tue illustrazioni?

L’amore per la tipografia nasce dal mio lavoro come graphic designer. Ma già quando ero a scuola, durante gli stage in vecchie tipografie, amavo vedere le macchine da stampa e capirne il funzionamento. Poi ho studiato storia della tipografia e ne sono rimasta affascinata.
L’utilizzo dei glifi è nato un pò per pigrizia e un pò per mancanza di mezzi. Di solito quando si realizzano illustrazioni digitali si utilizza uno strumento chiamato “tavoletta grafica”, che permette di disegnare direttamente al computer. Un giorno volevo realizzare un ritratto in digitale ma non possedevo quello strumento e non avevo voglia di comprarlo e imparare ad utilizzarlo. Il ritratto che volevo realizzare era quello di Stanlio e Ollio. Vedendo il cappello di Stanlio mi è sembrato simile ad una D e l’ho realizzato usando la lettera. Poi mi sono chiesta: perché non provare a fare tutto il ritratto usando i simboli della tastiera? E così ho fatto. Ed è nato così il primo progetto realizzato con i glifi: “I ritratti tipografici”.

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Vanti diverse partecipazioni e selezioni a festival, mostre e concorsi. Qual è la tua idea di fare arte? Quanto è importante, in questo mondo,condividere e confrontarsi?

Fare arte per me significa trasmettere qualcosa di nuovo e inaspettato a chi guarda le tue opere, sia in maniera positiva che negativa. Condividere e confrontarsi è essenziale per non rimanere legati solo alle proprie idee e perdere l’occasione di scoprire qualcosa di nuovo. Il confronto è essenziale per capire gli errori che si stanno facendo o anche come poter rendere migliore il proprio lavoro grazie al consiglio di un collega. Mi è capitato di realizzare assieme ad altri artisti opere di street art. È un’esperienza che ripeterei mille volte perché è bello vedere come dalla diversità di stili e pensieri possano nascere delle opere comuni che migliorano il territorio in cui vengono realizzate.

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Lavori come graphic designer e sei una illustratrice freelance. Quali sono i tuoi progetti in corso e quali quelli futuri? 

Attualmente lavoro come graphic designer per l’azienda Eipass, per la quale ho realizzato anche dei libri illustrati rivolti al mondo della scuola. Nel mio tempo libero mi sto dedicando alla realizzazione di diversi progetti di illustrazione. Quello a cui tengo di più è la realizzazione di un prototipo di gioco per bambini per il quale, una volta terminato, cercherò un editore. Il mio progetto futuro, nonché sogno nel cassetto, è sicuramente quello di vedere pubblicato un mio albo illustrato.

E questo è l’omaggio che Masà ha donato al formicaio, dal titolo: “Ad ognuno la propria dote“. Non è favoloso? 🙂

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