La Puglia racconta: intervista all’illustratrice e autrice Liliana Carone

Questo mese la matita ospite del mio piccolo formicaio, è una matita che traccia e crea storie da sempre, una matita lieve e poetica che incrocia e ha incrociato le vite e i mondi di tanti bambini, ed è una matita che appartiene a chi, da sempre, sostiene la promozione della lettura e della creatività.
Sono particolarmente contenta di ospitarla qui, per una chiacchiera virtuale, grazie alla collaborazione tra il blog e gli illustratori dell’associazione “La Puglia racconta“.
Liliana Carone è una docente, un’illustratrice e autrice di libri per l’infanzia, ideatrice e organizzatrice infaticabile di numerosi laboratori creativi. Potrebbe essere facile imbattervi nel suo dolce sorriso se siete frequentatori costanti di librerie, biblioteche o scuole.

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Liliana, la domanda iniziale di rito riguarda il tuo rapporto con La Puglia racconta, sei tra le figure “storiche” del’associazione: com’è nato questo incontro e quanto conta per te, nella vita e nella professione, il valore della condivisione e della comunità.
Diversi anni fa, quando a Bari e in Puglia gli illustratori erano una “specie protetta” nel senso che erano pochi e sconosciuti (a parte Vittoria Facchini), una volta all’anno c’era Fantàsia (Mostra Internazionale di Illustrazione per l’Infanzia) che rappresentava il “paese dei balocchi” per chi sognava questo mestiere. Coloro che erano animati dalla stessa passione si riconoscevano al primo sguardo, incontrandosi lungo i corridoi della mostra. Forse ho iniziato il racconto un pò troppo da lontano ma è utile per ricordare il clima di quegli anni. Arrivando a tempi piu’ recenti, posso dire di aver accolto con entusiasmo la proposta di Daniela Giarratana di entrare a far parte del gruppo regionale degli autori di testo ed immagini, perchè il nostro è un lavoro solitario ed avere l’opportunità di conoscere persone che condividono il tuo stesso interesse è un arricchimento ed una compagnia. Sono convinta che il lavoro di squadra sia sempre vincente e quando è stato deciso di fare il salto di qualità, trasformando La Puglia Racconta in associazione, ho dato la mia adesione come socio fondatore. Ebbene si, sono orgogliosa di essere una “figura storica” dell’Associazione!!!

La tua vita sembra percorsa interamente dall’arte: quando e come è entrata a far parte della tua vita?
La leggenda racconta che la piccola Liliana disegnava sempre e dovunque ed una volta, essendo a corto di colori e fogli, ha usato ovatta ed alcol per tracciare segni sul muro del corridoio tinteggiato da poco di colore verde bottiglia (che orrore!).
Da quando ho ricordi mi vedo alle prese con matite, colori, disegni ed è bellissimo che questa “vocazione” si sia manifestata da subito. Ricordo la soddisfazione di vedere i miei disegni appesi nell’aula della scuola elementare ed il piacere di sperimentare tutte (o quasi) le proposte del volume “Fare e costruire” dell’Enciclopedia I Quindici. Una pietra miliare della mia formazione artistica in età infantile!

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Sei una docente e un’educatrice e quindi un’osservatrice diretta e privilegiata delle nuove generazioni: qual è oggi il rapporto che bambini e pre adolescenti hanno con l’immagine illustrata, sommersi come sono da quella fotografica e dai video di animazione? In che modo riesci ad avvicinarli a questo mondo?
L’immagine illustrata esercita anche sui nativi digitali un fascino indiscusso…tocca a noi adulti diffondere il verbo della bellezza!
La mia esperienza riporta dati positivi. I bambini e i ragazzi hanno ancora e sempre voglia di creare!…Di creare con le mani, di giocare con le immagini. Sperimento con piacere questa necessità durante i laboratori che accompagnano le presentazioni dei miei libri e durante le ore di supplenza a scuola…si, perchè anche in questo caso, mi presento con una proposta di laboratorio. Insegnare vuol dire trasmettere una passione, contagiare gli altri con il proprio entusiasmo. Come avviene anche nel Laboratorio di Pittura della scuola Amedeo d’Aosta, progettato per gli alunni speciali.

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La tua arte ruota attorno al mondo dell’infanzia, alle piccole scoperte, alle attese, ai piccoli desideri ma tocchi anche temi come l’incontro e il confronto con l’altro, con la diversità e all’importanza del rispetto, dell’accoglienza e della tolleranza. Nelle tue opere abbassi la tua visione ad altezza dello sguardo bambino: quanto di fanciullesco e ingenuo conservi e proteggi dentro di te per essere sempre immersa in questo mondo?
Penso che le età della vita siano come le matrioske…io sono tutto quello che sono stata. Mi sembra strano parlare dei bambini come delle cavie da laboratorio, come se fossero altro da noi. Io sono una bambina, poi sono un’adolescente, poi sono un’adulta…basta ricordarselo. Penso di ricordare molto bene la bambina che ero, mi aiutano a farlo i tanti bambini che incontro e che mi “riconoscono” loro “coetanea”. Basta guardarsi negli occhi!!!

Come prende vita e come sviluppi un’idea, un’immagine? Negli anni sei rimasta fedele allo stesso approccio o hai sperimentato modalità differenti?
Dipende…se devo illustrare un testo non mio la lettura, la rilettura, la sottolineatura sono essenziali per entrare nel racconto, per “vederlo” ed iniziare ad “immaginare” ambienti e personaggi. Se è un mio progetto in toto, le fasi possono essere differenti…magari, nascono prima le immagini e poi viene la scrittura.
Gli approcci cambiano, certo.

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Il mondo dell’editoria per l’infanzia è un mondo meraviglioso ma ancora poco esplorato, perlomeno in Italia. Da cosa pensi possa dipendere?
Penso possa dipendere dalla concezione viziata che la letteratura per l’infanzia sia meno importante di quella per gli adulti. Una concezione che tarda a scomparire…

Tu che lavori nel mondo della scuola quanto tempo ed energie effettivamente si investono per la promozione della lettura?                                                                                 La differenza la fanno sempre le persone…ci vogliono insegnanti disposti a rendere virale la propria passione. Penso anche che sarebbe utile praticare maggiormente la lettura ad alta voce.

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Sei un’artista che ama stare a contatto coi suoi lettori, ama sporcarsi le mani di colla e colori, condividere le storie e mettere a disposizione il proprio talento. Qual è per te l’essenza dell’essere artisti? Liliana che tipo di artista incarna?                         Si, mi hai descritto bene! Ritorniamo al concetto che l’illustratore svolge un lavoro solitario e quando il libro è pronto, è una festa incontrare i piccoli lettori! Mi piace proprio tanto!
L’essenza dell’essere artisti? La capacità di rendere concrete le idee.
Ogni volta mi stupisco, è una magia, è un dono!
Ogni artista ha nel suo essere una scintilla, ognuno la fa brillare in modo diverso. In questa differenza c’è tutta la meravigliosa ricchezza dell’anima.

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Vanti un lungo palmares di partecipazioni e premi. Qual è stato finora il lavoro del quale sei più fiera?
Sono molto legata al tema della Shoah perché, anche in questo caso, devo fare riferimento alla mia infanzia e ai racconti della guerra che faceva il mio papà. Mi parlava dell’ingiusta persecuzione subita dagli ebrei e guardavamo insieme le trasmissioni televisive che trattavano l’argomento. Mi sono interessata a quelle storie leggendo anche i libri che leggeva lui: “In nome dei miei”, “Il diario di Anna Frank”…
Sono importanti i semi che piantiamo nel cuore e nelle intelligenze dei più piccoli, i libri servono a questo…Possono raccontare l’orrore della guerra, come abbiamo fatto io ed Anna Baccelliere con “In punta di stella” (Progedit) e “Stelle di stoffa” (Edizioni Paoline), per insegnare la speranza, il rispetto dell’altro, la tolleranza.
Sono contenta anche dei libri laboratorio, la collana che ho ideato per la casa editrice Fasi di Luna.

 

In punta di stella 710

Nel cassetto dei tuoi sogni artistici ci sono desideri che speri di realizzare?                   Mi piacerebbe disegnare un silent book…

La domanda finale di rito riguarda invece i tuoi progetti in corso e quelli futuri, raccontaci!                                                                                                                                              È appena uscito il libro “Un bambino di nome Pino” (Edizioni di Pagina) per celebrare i cinquant’anni della scomparsa di Pino Pascali , artista barese di fama internazionale. Ho curato la sezione didattica e dei laboratori ed ho scritto “Ora racconto io – La storia di Pino Pascali raccontata da lui medesimo”. In questo caso, non ho fatto l’illustratrice ma la scrittrice.  È di prossima pubblicazione un libro a cui tengo tanto che s’intitola “Diritti e rovescio – Le storie degli altri” (Progedit) che tratta il tema dei diritti dell’infanzia. Le illustrazioni sono state realizzate con una tecnica diversa. Lo stile è adatto a dei lettori più grandicelli…voglio incontrarli per sapere che ne pensano!

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E questa è l’illustrazione che Liliana ha dedicato alla Dote della formica, la tenerezza di due formiche tra i fili d’erba! Adorabile! 🙂 

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Potete tenervi aggiornati sulle attività e i lavori di Liliana attraverso la sua pagina FB e il suo SITO

Al prossimo appuntamento amici del formicaio!

 

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