“La Puglia racconta”: intervista all’illustratrice Amalia Tucci

Un mese fa, con l’intervista all’artista Adry De Martino, è iniziata la collaborazione con l’associazione di illustratori de “La Puglia racconta” e ogni mese un illustratore sarà ospite nel salotto del piccolo formicaio.

Mi piace pensare che, attraverso queste “chiacchierate”, si possa esplorare una piccola parte del territorio artistico pugliese (e non solo) e così com’è vario il nostro paesaggio, scoprire di volta in volta i percorsi e le storie degli artisti che incontro.
Oggi, ci spostiamo in piena terra murgiana, precisamente ad Altamura, e l’illustratrice che vi presento è Amalia Tucci.
Gli studi, conseguiti tra Matera, Milano e Roma l’hanno portata a fare dell’illustrazione e dell’animazione la sua professione. Nel suo lavoro ha stretto rapporti con numerose case editrici, studi di grafica ed enti pubblici.
Se con l’artista presentata nel mese precedente ci siamo tuffati tra le onde spumeggianti del mare, tra colori e volti vivaci e spensierati, con Amalia occorre camminare in punta di piedi, avvicinarsi adagio e sporgersi appena nel suo mondo conturbante e misterioso. Occorre scrutare con attenzione ogni dettaglio ed esplorare, interrogandosi e andando oltre il velo effimero dell’apparenza, oltre lo sguardo, in quei luoghi inesplorati delle cose taciute, celate. Amalia, non a caso, è anche insegnante e ballerina di danze orientali, un’altra forma d’arte gravida di fascino e incanto.

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Amalia, raccontaci come hai conosciuto “La Puglia racconta” e perchË hai deciso di farne parte.

Casualmente qualche anno fa, credo fosse il 2013, Rosanna Giampaolo, una mia amica, anche lei illustratrice, mi fece notare l’esistenza del gruppo la Puglia Racconta su Facebook (all’epoca non era ancora costituita l’associazione), il gruppo era fresco fresco, così con Rosanna ci siamo affacciate ad una delle riunioni conoscitive e organizzative: personalmente credo che questo tipo di realtà, che spingono al confronto, alla collaborazione e alla condivisione, arricchiscano molto tutti se vissute nel modo giusto, motivo per il quale ho deciso di iscrivermi ed essere attiva il più possibile.

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Nei tuoi lavori sei spesso impegnata a dare vita a forme e voci del territorio. Quanto Ë importante per te poter lavorare e collaborare qui, nella tua terra?

Il lavoro dell’illustratrice è un lavoro particolare, è composto da diverse sfaccettature, in pochi conoscono e sanno esattamente cosa sia, quindi dal punto di vista tecnico, avere un confronto faccia a faccia con il proprio cliente è molto importante, soprattutto nelle realtà aziendali, ma significa anche essere duttili per scendere a compromessi che di tanto in tanto, si rivelano accessi a nuovi ambiti in questo settore. Dal punto di vista sentimentale, traslare nei propri disegni scorci, dettagli, flora e fauna della propria terra, significa dare risalto, far conoscere a chi è più lontano, le bellezze e le ricchezze di questo territorio più o meno conosciute anche dagli stessi pugliesi ed in prima persona ampliare la mia consapevolezza in merito, questo mi lega con molteplici fili rossi alla Puglia.

Oltre al tuo percorso di formazione, come sei riuscita poi a farti spazio nel mondo del lavoro?

Attraverso il passaparola, le conoscenze, i social…

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Collaborando con diverse realtà, tra enti e aziende, immagino che tu debba dividerti tra i lavori su commissione e quella che è la tua arte libera da scadenze e contratti. Come vivi il tuo essere illustratrice?

Sicuramente non è un lavoro con cui si può pianificare… non sai cosa arriverà domani, ma è bello anche questo, vivere di contrasti: periodi in cui lavoro per mesi poi il vuoto che mi assale alla fine dei lavori e penso che sia tutto finito, crisi d’identità, conflitti interiori (uahuahauha!!!) a volte è così ma dura poco perché ovviamente sfrutto i momenti di vuoto per la mia ricerca personale, per disegnare, buttare, riprendere cose vecchie magari, lasciarmi suggestionare da qualcosa di nuovo.

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Tra le descrizioni della tua arte si parla di atmosfere oniriche. Non si può fare a meno di avvertire, oltre all’aspetto surreale, una sensazione di inquietudine e malinconia; un senso di mancanza, un filo sospeso che scorgo negli sguardi, nelle case, nella scelta dei colori. Cosa palpita sotto la punta della matita?

Sicuramente prediligo ricercare tra le pieghe del testo o del personaggio il lato misterioso, eventualmente malinconico e che possa trasmettere inquietudine o l’aspetto che se pur percepibile resta avvolto dietro un velo tanto spesso quanto impalpabile e spostare l’attenzione su quello che non avevamo considerato prima; credo che questo possa catturare l’attenzione ed eventualmente punzecchiare una sensibilità affievolita dalla mancanza di tempo e di spazio, soprattutto rispetto a determinati temi. Nella realtà che viviamo, per me diventa interessante comunicare esplorando l’inconscio, il sogno, il non detto, il grottesco, persuadere chi osserva, per un attimo, a vedere più lontano di una mezza donna, di una casa con i tentacoli o una libellula gigante.
L’idea è quella di suggerire uno “stato d’animo sospeso”, sono illustrazioni in attesa di feedback. L’osservatore può percepire questa necessità di “scambio” e può relazionarsi alla scena e completarla, interpretarla.

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Da cosa ti lasci ispirare e quali sono i tuoi punti di riferimento artistici?

Mi lascio ispirare da tutto, mi cibo di tutto quello che mi circonda: della quotidianità, della natura, della musica, delle mie passioni, del cinema… gli artisti che mi affascinano maggiormente sono tanti, ognuno sublima delle caratteristiche che adoro a livello di composizione, linea, concetto, capacità di giocare con lo spazio bianco del foglio, di particolareggiare e rendere complessa una composizione o al contrario di semplificarla: Pieter Bruegel, Bosch, Magritte, Dalì, DeChirico, Munch, Rodin, Escher, Gustave Dorè, John Bauer, Aubrey Beardsley, Ugo Fontana, Zdzislaw Beksinski. Tra gli artisti più recenti guardo, Ana Juan, Miles Johnston, Shaun Tan, Rebecca Dautremer, il da poco compianto Gianni de Conno, Mark Ryden, Nicoletta Ceccoli, Benjamin Lacombe, James Jean, Audrey Kawasaky e ce ne sono altri… ma adesso sono in un periodo di magra… sono in astinenza da tutto, me ne privo perché adesso sto ricercando dentro me stessa.

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Tra il disegno, le danze orientali le collaborazioni con le diverse associazioni, sembra che l’arte sia l’essenza della tua vita. La domanda di rito finale riguarda i tuoi progetti in corso e i tuoi desideri futuri.

Al momento sto lavorando ad un mio progetto di albo illustrato, ma non posso dire altro. Per il futuro spero d’incrementare il tempo che dedico all’illustrazione e di continuare ad esprimere me stessa anche attraverso la danza, che mi completa, mi rilassa e aiuta la mia schiena.

Potete seguire i lavori di Amalia sul suo sito ufficiale

L’illustrazione che Amalia ha donato al formicaio mi ha letteralmente rapita. La forza di na donna formica  meravigliosa.  Eccola qui

Amalia Tucci_formica.jpg

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