Cose belle · Posti belli · Storie

Vivian Maier, disincanto e serendipità 

“I tre principi di Serendip” erano gli eroi protagonisti di una fiaba persiana,nella quale questi tre principi avevano il dono naturale di trovare cose di valore non cercate. La serendipità, parola che tradotta in italiano suona un po’ buffa, ha a che fare con l’inatteso, l’imprevisto, con lo stupore e la meraviglia. 

Un eroe inconsapevole portatore di serendipità, a cui dico grazie, si chiama John Maloof. Nel 2007 per soli 380$ si è aggiudicato all’asta un tesoro di cui ignorava il valore. Centinaia di rullini e negativi ancora da sviluppare gli si sono materializzati davanti, centinaia di attimi di vita tra le mani. E per fortuna tra le mani giuste, credo. Perché solo chi ha occhi e cuore educati alla bellezza e all’arte poteva rendersi conto che quelli non erano semplici e comuni rullini. Dietro quei rullini c’era lo sguardo di Vivian Maier. 

Avevo letto qualcosa a riguardo di Vivian Maier qualche anno fa e mi aveva incuriosito la sua storia. Dopo aver visitato la mostra “Nelle sue mani”, a lei dedicata presso l’Arengario di Monza, la sua storia mi ha completamente conquistata. 

Vivian Maier per quasi tutta la sua vita ha fatto esclusivamente due cose: accudire bambini e fotografare. Ogni giorno. I bambini non erano i suoi, ma delle famiglie per le quali lavorava, la fotografia,invece, era, a mio parere, la sua unica ragione di vita, il suo unico e autentico modo di essere al mondo. Pare abbia scattato un rullino al giorno e il suo archivio era infinito. La immagino camminare per le strade, con la fedele Rolleiflex al collo, il volto severo, l’aria un po’anonima, gli occhi un po’ tristi. Nei suoi scatti non vi è l’ossessione maniacale che hanno alcuni fotografi per le inquadrature o per i soggetti, alcuni negativi testimoniano come il suo scattare corrispondeva al suo battere di ciglia. Un passo, uno scatto (perfetto al primo colpo). Le fotografie non erano fonte di guadagno e lei non doveva rispondere alle aspettative di nessuno. Passeggiava e scattava e immortalava la bellezza, la tenerezza, la solitudine, l’ironia. Un’osservatrice instancabile e mai sazia, attenta e curiosa,  consapevole e quasi sempre invisibile. Tranne quando incrociava una vetrina o uno specchio e moltiplicava all’infinito la sua disincantata figura.   

“Qui abbiamo proprio l’idea di un giorno nella vita di qualcuno, di un diario; e possiamo vedere il modo in cui cammina per la strada. Se li mettiamo tutti in fila,  vediamo la vita di una donna sviluppata in un rullino.” 

                                                                                                                                                                     Michael Williams 

 Non so ancora quanto moralmente giusta sia stata l’opera di divulgazione di Maloof. La Maier ha custodito per anni i suoi rullini lontani dallo sguardo altrui e ora con Maloof diventiamo quasi complici voyeurs di un’intera vita filtrata attraverso le lenti di una Rolleiflex. Credo, però, nel dono della serendipità e finora Maloof ne è stato un degno possessore. 

La mostra presso l’Arengario è aperta fino al 29 gennaio. Da non perdere. 


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