Letture

Scucire il retro di un capolavoro letterario

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La prima volta che ho letto “Orgoglio e pregiudizio” è stata durante un seminario di un corso di letteratura inglese all’università. In quello stesso corso era prevista anche la lettura di “Dedalus” di Joyce e ovviamente la lettura della Austen rispetto a quella dello scrittore irlandese era di gran lunga più piacevole e scorrevole. La consideravo un po’ una lettura frivola e, inizialmente, aprivo il libro con quel fare sprezzante ed orgoglioso di mr. Darcy. Dopo mi sarebbero toccate le pagine di Joyce che, a volte, facevo fatica a scorrere. Le lezioni del prof., un tipo poco simpatico, alto e secco, mi fecero comprendere, però, la grandezza e l’importanza di una scrittrice come Jane Austen. La sua rara e squisita dote nel descrivere con maestria la società nella quale viveva e la sensibilità di un occhio e di un cuore, osservatori minuziosi e inquieti, nel catturare le sottili sfumature tra un fruscio di gonne e un tintinnio di tazze.

 Jo Baker, l’autrice di “Longbourn house”, dice di non ricordare quando ha letto Orgoglio e pregiudizio per la prima volta, ma è sicura però di amarlo da sempre. Ne ha “scucito il retro per vedere cosa c’era sotto” e questo suo modo di abitare l’opera più celebre della Austen l’ha condotta ad una operazione letteraria che ho particolarmente amato. Ha dato voce a quei personaggi fantasma che contribuiscono silenziosamente a tessere la trama di una storia, quelle figure  alle quali quasi nessun lettore fa caso, trascinato e travolto da ciò che vivono i protagonisti. Ciò che lega il romanzo della Baker a quello della Austen è proprio la casa, “Longbourn house”, la tenuta della famiglia Bennet, la stessa casa e le stesse stanze che vedono i protagonisti di “Orgoglio e pregiudizio” discutere, mangiare, bisbigliare, sorseggiare, confabulare, piangere e ridere, amare. Lungo quegli stessi corridoi, dietro le porte chiuse a chiave, negli spogliatoi traboccanti di stoffe, cuscini e tappeti, di abiti indossati una sola volta, in quei “luoghi di umidità al petalo di rosa, di carta da parati a righe e a fiori”, vivono anche i protagonisti della Baker nascosti nel retro del celebre romanzo. È la servitù, mai a riposo, sono i vecchi coniugi Hill, la bambinetta Polly e la bella e irrequieta Sarah, attorno alla quale, al pari della irresistibile Lizzy, ruota il cuore del romanzo. E difatti, l’imponente figura di Mr. Darcy viene “sostituita” dal misterioso e sfuggente Mr.Smith, il nuovo valletto in casa Bennet, con la pelle color del tè e quel “frustante miscuglio di disponibilità, cortesia e maleducazione”.  Il tempo che vivono i personaggi è un tempo ciclico, fatto di operazioni sempre uguali che si ripetono stagione dopo stagione, ballo dopo ballo; ci si sveglia all’alba e si va a letto con la schiena spezzata e i perenni geloni alle mani.

Sarah è un bel personaggio. È coraggiosa e ribelle, ingenua e appassionata. Una sognatrice imperturbabile che non vuole passare la sua vita ad accontentarsi di restare a Longbourn dove “si è rinchiusi come lucci in uno stagno, e non si sa neanche se si è vivi”. Lei  vorrebbe “essere e basta, senza avere sempre l’obbligo di fare qualcosa”.

È Sarah che dipinge uno spietato quadro di ciò che vede “dietro le quinte”, giorno dopo giorno: “e tutti quanti sempre con le solite lentiggini e le solite rughe, con il solito alito cattivo e le solite cicatrici del vaiolo e il solito claudicare per la gotta; tutti a sciorinare le solite opinioni, a fare le solite conversazioni sulla caccia, le strade e il tempo, anno dopo anno, interminabilmente. Come facevano a sopportarlo?”

Altrettanto carico di passione e fascino è il personaggio di James Smith, sa che il suo arrivo ha “increspato la superficie delle cose” e Sarah lo scruta come fosse “un punto a maglia preso male:imprevisto e irritante, da far cadere al più presto”.

Non starò qui a snocciolare l’intreccio del romanzo, preferisco consigliarne la lettura e non svelarla. C’è anche qui una storia d’amore tormentata e appassionante che non ha nulla da invidiare a quella tra Elizabeth Bennet e Mr. Darcy. Gli ambienti e gli eventi che leggiamo nella Austen, qui rivivono sotto un’altra luce e dietro i riflettori; il romanzo della Baker è un lungo backstage curato nei minimi dettagli, nessun personaggio sfugge all’occhio della servitù, ognuno con i suoi pregi e i suoi difetti.La Baker ha avuto l’ottima intuizione e l’eccellente fantasia di plasmare personaggi che nelle mente della Austen erano solo ombre, punti di congiunzione tra un’azione ed un’altra. Certo, il finale è assolutamente prevedibile ma non è questo ciò che conta. Mi ha affascinato l’idea di entrare nella trama di un capolavoro della letteratura, mettere ai margini i suoi protagonisti egocentrici ed ingombranti e le loro storie e muovere fili sotterranei e pullulanti,  giocare con la fantasia costruendo storie dentro storie, come preziose matrioske.

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