Letture · Storie

Io e il metodo Konmari: cronaca semiseria.

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(ph. Pinterest)

Premessa nr.1: Ad uno pseudo colloquio coi genitori, la prof. Marie Kondo, scuotendo abilmente la sua frangetta perfetta, direbbe a mia madre: sua figlia si impegna, ha certamente delle buone doti ma… non basta, deve applicarsi ancora di più.

Premessa nr.2: (sorridendo a denti stretti) Madame Kondo, quando ha scritto “Il magico potere del riordino” non ha minimamente pensato a cosa può voler dire applicare il suo metodo in una casa dove gattona/si intrufola/si nasconde/cade una nana di 15 mesi, la quale trova spassosissima l’attività di svuotare, alla velocità della luce, cassetti e librerie. Ecco, di magico non c’è assolutamente niente.

Fatte queste due indispensabili premesse, ho deciso di mettere nero su bianco le mie considerazioni riguardo l’ormai celeberrimo metodo di riordino di questa simpatica maniaca dell’ordine. Certo, anch’io, come tanta altra gente, ho arricciato il naso davanti alla copertina del libro e, anch’io, ho pensato: “Mbà! E che scoperta avrà fatto mai questa signorina giapponese?”. Al di là del fatto che, a soli trent’anni, ha venduto più di DUE MILIONI di copie e della mia assoluta ammirazione per il modo di vivere giapponese, alla fine, ho deciso che leggerlo non mi avrebbe di sicuro recato alcun danno. Credevo.

Il manuale si legge con estrema velocità, molto spesso cade in fastidiose ripetizioni (ma penso sia per l’importanza di ribadire alcuni concetti) e si basa su pochi ed essenziali punti cardini. Il principio dal quale partire è: “Di cosa voglio circondarmi nella mia vita quotidiana?“.

Il secondo concetto è: piegate, arrotolate e mettete in verticale tutto ciò che potete. Anche il vostro cane.

Letto il manuale, sottolineato i punti fondamentali, con estrema precisione pianifico il giorno nel quale incominciare la mia battaglia personale con l’armadio, il comò e i comodini. Perchè, come dice la Kondo, si inizia sempre dai vestiti. Parto armata di buona volontà e determinazione perchè “riordinare è al 90% un atto mentale“.Eh, io mentalmente stavo facendo faville. Peccato che nel bel mezzo del delirio di sacchi e vestiti, mio marito riceve una telefonata e la simpaticissima notizia di una riunione non programmata. Il marito era essenziale per tenere a bada la nana. Quindi, come potete immaginare, la questione riordino si è trasformata in un incubo. Se avete letto il libro saprete che una volta iniziato è fondamentale portare a termine il compito, pena il pericolosissimo “effetto boomerang”. Sono stata stoica quel pomeriggio. Nonostante avessi tra i piedi una nana che frugava ovunque, tirava vestiti a destra e a manca, srotolava maglioni e pantaloni e lanciava in aria mutande e calzini, sono riuscita a riempire ben 6 sacchi (enormi) di vestiti, l’armadio ha ripreso a respirare, i cassetti del comò e dei comodini sembrano, ora, tanti vassoi porta sushi rolls. Sono diventata bravissima a piegare e ad arrotolare qualsiasi capo d’abbigliamento.

Certo, in realtà ho ancora da sistemare alcune cose ma vi assicuro che quando la Kondo dice che una volta riordinati degli spazi, questi non cederanno più al caos, ha pienamente ragione. Nei giorni successivi, appena potevo, ho liberato dal caos il mobile del bagno, alcuni pensili della cucina e la mia scrivania. Non avete idea di quanta roba inutile si accumula giorno dopo giorno. Ho riempito sacchi, vergognandomi di come io abbia, per esempio, conservato le saponette dei vari hotel nei quali sono stata in vacanza. O di quante carte e cartacce affollavano i cassetti della mia scrivania. Roba risalente ai tempi del liceo. La strada da fare è ancora lunga e impervia e la Kondo mi perdonerà se sto procedendo poco alla volta. Così come mi perdonerà se il suo capitolo dedicato ai libri è stato allegramente saltato. I libri non si toccano. Mi è toccato leggere alcune oscenità riguardo al riordino dei libri, come per esempio strappare le pagine che più ci hanno colpito e lanciare nell’immondizia il libro sventrato. Giammai.

Io sono sempre stata un’alunna un po’ indisciplinata, lo ammetto. Per esempio, mi meriterei una nota per non aver “sussurato” parole pregne di gratitudine alle cose che sono state buttate. Avete letto bene. Nel metodo Konmari prima di sbarazzarti di vestiti o oggetti è bene ringraziarli per il loro lavoro svolto e poi congedarli senza voltarsi indietro. È necessario e fondamentale  essere grati per il lavoro svolto anche alla borsa e al cappotto, quando la sera si rientra dal lavoro e li si ripone nel guardaroba. Io sono stata una cattiva alunna e sarà per questo che la mia silhouette non è affatto più slanciata, la mia pelle non è più luminosa e gli occhi non sono più splendenti. Si, colpa della mia cattiva condotta. Perchè, dovete sapere, che a quanto pare coloro che hanno il privilegio di essere seguiti passo passo direttamente dalla regina del riordino, incredibilmente, dopo aver riordinato, perdono peso e tonificano l’addome. Eh già! Non prima di ripetuti attacchi di diarrea (è tutto scritto nel libro, non aggiungo altro nel caso qualcuno non lo abbia ancora letto).

A parte gli scherzi, il metodo Konmari insegna a vivere senza circondarsi del superfluo, senza accumulare cose che in realtà non ci trasmettono nulla e molto spesso restano sepolte e dimenticate, a scegliere cosa vale la pena conservare e tenere con noi, nella vita di tutti i giorni o anche in fondo ad un cassetto. Insegna a prendersi cura delle nostre cose e dei nostri spazi e ad averne rispetto. Per far ‘respirare’ una stanza basta che ogni cosa sia nel posto giusto. Insomma, la Kondo insegna a vivere più leggeri (perlomeno nelle nostre case). “Molte persone non riescono ad immaginare quante cose bisogna possedere per vivere serenamente“, chiosa Marie Kondo, che di sicuro è una grande conoscitrice ed esploratrice dell’essere umano, perchè in fondo, entrare nella casa di un individuo e studiare ogni minimo dettaglio è senz’altro un modo per conoscerlo nell’intimo. Sarebbe bello, dopo aver riordinato la casa, applicare il metodo Konmari anche al di fuori delle mura domestiche: sbarazzarci di tutto quello che non ci emoziona più, dare spazio alle vere priorità, stabilire e accettare il posto che la gente, i gesti e le parole meritano nella nostra vita. Lo sappiamo, nella vita di tutti i giorni non è così facile, a volte non basta un semplice grazie per congedarsi e non voltarsi più e non possiamo arrotolare mariti, mogli, fidanzate, figli,suocere, genitori, sorelle e fratelli, amici e allinearli tutti insieme armoniosamente, ognuno nel suo proprio spazio. Però si può provare a dare ascolto all’essenziale. Non vorrei concludere con una citazione, ma giorni fa, per caso, mi sono soffermata ad ascoltare ciò che diceva Mauro Corona in un programma TV e mi sembra il miglior modo e il miglior augurio che posso e possiamo farci: “Vivere è come scolpire, occorre togliere, tirare via il di più, per vedere dentro.”

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4 thoughts on “Io e il metodo Konmari: cronaca semiseria.

  1. Inconsapevolmente, anch’io ho applicato tale metodo in occasione del trasloco…mai avrei immaginato di provare grande soddisfazione nel buttar via parte dei miei vestiti e quant’altro 🙂

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