Letture

Clic clac din, clic clac don

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“Love is dangerous for your tiny heart even in your dreams,

        so please dream softly”

Sin dalle prime pagine de “La meccanica del cuore”, romanzo di Mathias Malzieu, mi sono subito balzate alla mente la melodia dolcissima e le parole struggenti de “Un malato di cuore” di Fabrizio De Andrè: il ritmo balordo di un cuore malato, il cuore stordito e impazzito che resta sulle labbra della donna amata.

La meccanica del cuore parla di un amore intenso, sfrenato e incosciente. Come può esserlo, forse, solo quando si è adolescenti. È una storia sulla diversità, sulla difficoltà ad accettare se stessi e a volersi bene. Ed infine, un romanzo che parla anche di maternità e della folle e utopistica voglia di voler proteggere i propri figli dal mondo.

Il piccolo Jack nasce nella notte più fredda del mondo e il suo cuore è completamente ghiacciato. Abbandonato da sua madre, viene accolto e cresce nella bizzarra fucina di Madeleine, levatrice esperta nel riparare e assestare i corpi e le vite rotte o interrotte. È grazie a lei che la storia procederà, pagina dopo pagina, scandita dal ticchettio di un cuore cucù. L’unico modo, infatti, per mantenere in vita il fragile e sfortunato Jack è una protesi costruita su misura per lui: un orologio a cucù sul suo cuore gelato, con delicatissimi e frangibili equilibri  e meccanismi di lancette.

Uno, non toccare le lancette                                                           

Due, domina la rabbia

Tre, non innamorarti, mai e poi mai  

Sono le regole che Madeleine ripete a Jack ogni giorno. Al suo cuore non sono concessi sussulti e lei, che lo considera a tutti gli effetti una sua creatura, vuole proteggerlo da tutto e da tutti. Una chimera che Jack spezza non appena, a dieci anni, mette il naso fuori dalla porta di casa. Resterà sfolgorato dagli occhi e dalla voce di una piccola cantante di flamenco, conoscerà la rabbia e la rivalità, il risentimento e la voglia di riscatto, il coraggio e la pazzia.

L’amore folle per questa piccola cantante andalusa, Miss Acacia, lo porterà da Edimburgo a Granada, in compagnia di un prestigiatore/orologiaio che di nome fa George Méliès. Insomma, non un compagno di viaggio qualunque, ma il precursore di tutto quello che di “magico” possiamo vedere su di uno schermo. Méliès, sarà un fedele e appassionato amico  e avrà un ruolo chiave nella crescita di Jack, perchè poi, in fondo, questo è anche un romanzo di formazione.

Il cuore, fino a quel momento protetto dalle cure di Madeleine, sarà catapultato nella realtà caleidoscopica delle emozioni, senza tregua e senza respiro. Vivrà nei sussulti dell’amore, delle paure, del dolore, del confronto. La sua meccanica sarà sempre sul punto di andare a pezzi. E succederà. In una notte nella quale quel cucù diventa insopportabilmente opprimente e pesante. Jack scoprirà che in realtà quel dannato cucù era solo un cordone ombelicale che lo legava ancora e inutilmente a Madeleine.

Capirà, annientato dalla malinconia, che il suo vero cuore è, ormai, uno “scordato strumento”.

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